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In ginocchio da te PDF Stampa E-mail
Scritto da Antonio Piccolo   
mercoledì 12 luglio 2006
{mosimage}John Murrie e Peter McKinlay, alla fine del marzo del 1992, guadagnarono la notorietà percorrendo sulle ginocchia a Falkirk, in Scozia, 50 Chilometri e 500 metri. Una faticaccia durata ben due giorni!
In Italia, invece, c’è chi si è genuflesso e continua a farlo ormai da anni!
Certo, i tempi sono cambiati e non è più possibile sfoggiare l’entusiasmo che animava i filmati dell’Istituto Luce o ciò che veniva scritto sulla carta stampata ai tempi del Duce.

Il 2 dicembre del 1934, La Stampa scriveva:

A Villa Torlonia Egli pratica ogni giorno uno sport. Il lunedì marcia. Il Duce percorre senza sforzo apparente parecchi chilometri, ad andatura rapida e cadenzata qualunque sia il tempo… Il martedì è dedicato al nuoto. I moderni sistemi di nuoto sono conosciuti dal Duce che si tuffa con audacia…
E ora? Non si può più. Fortunatamente. Ma, oddio, non sono mancati in questi anni fulgidi esempi di dedizione amorosa nei confronti di chi è al potere. Uno su tutti? Il Tg4 di Emilio Fede.
Ma c’è anche La Padania che nell’ottobre del 2004 riuscì a non dare la notizia che la sinistra aveva vinto sette elezioni suppletive su sette, oppure Il Giornale che nelle pagine della cronaca nell'anno 2000 scrisse:
Il Cavaliere tiene ritmi insostenibili… Segretarie e collaboratori si alternano in faticosi turni, mentre il Cavaliere sembra l’omino delle pile Duracell: chi scrive riesce a stento a girare lo zucchero nella tazzina del caffè, nello stesso tempo in cui il presidente di Forza Italia fa almeno tre cose.
Qui, però ci troviamo nel campo della proprietà privata: chi vuole sviolinare sviolini pure.
Siccome sono una persona gioconda, ancora ora continuo a sbellicarmi dalle risate se penso alle mirabolanti performance dei giornalisti Rai pagati con denaro pubblico per fare servizio pubblico. L’adulazione in Rai è paragonabile solo a quella dei concorrenti alla gara delle bighe a Olimpia nel 66 d.C., quando, racconta Svetonio, Nerone cadde dal cocchio e tutti gli avversari si fermarono e aspettarono che l’imperatore risalisse, riprendesse con calma la gara per poi vincerla in scioltezza.
Un nome su tutti? Clemente Mimun. L’attuale direttore del Tg1. La prossima volta che avete il piacere di guardare la sua creatura ricordatevi questi due capolavori che nulla hanno da invidiare a quelli michelangioleschi!
Il primo, come raccontato da Marco Travaglio nella sua rubrica Bananas sull’Unità, lo mise a segno durante il G8 di Genova quando dirigeva il Tg2:
Un cineoperatore ficcanaso osò filmare venti minuti di pestaggi della polizia su un gruppo di ragazzine con le mani alzate che urlavano: Siamo delle Acli, siamo delle Acli!. Fortuna che c'era, a vigilare l’inviato mimuniano Maurizio Crovato che giudiziosamente  imboscò il filmato. Venne subito promosso capo della redazione della Rai di Venezia. Quel video esplosivo venne in seguito utilizzato dall’inviato del Tg1, Bruno Luverà, per un servizio shock che gli valse il Premio Saint-Vincent dalle mani del Presidente della Repubblica Ciampi. Pensava, l'ingenuo Luverà, che fosse un riconoscimento per il suo buon lavoro. Invece era una macchia indelebile. Infatti, poco dopo, Mimun arrivò al Tg1 e lo emarginò, costringendolo a fare causa.

Il secondo capolavoro viene alla luce nell’aprile del 2005. La destra è sotto nei sondaggi, ed un’offensiva per recuperare consensi è indispensabile. Deve andare in onda una puntata registrata di Porta a Porta con Berlusconi. Ma ecco spuntare l’imprevisto: Papa Giovanni Paolo II si sente male: è alla sua ultima crisi, quella che lo porterà alla morte. Che fare? Visto che il Cavaliere rischierebbe di prendersela a male si decide, comunque, di mandare in onda il servizio. Il Papa può aspettare qualche ora e soprattutto niente interferenze da parte delle altre reti Rai! A rimetterci è il Tg3. I giornalisti il giorno dopo denunciano furibondi con un comunicato sindacale questo episodio: 
Mentre era in onda Primo Piano che raccontava ciò che stava accadendo in Vaticano, i vertici aziendali hanno convocato il direttore del Tg3 Di Bella per chiedergli di togliere la scritta che scorreva in sovrimpressione: il Papa è grave. Gli stessi vertici hanno imposto poi, di chiudere la diretta per lasciare posto a un programma di rete, per giunta in replica!
Un trionfo. Quasi nessuno lo ricorda. Ora sapete. 
Da dove era partita la convocazione? Semplice! Dalla casa di quello che Piero Fassino chiama, giocando su Ceaucescu e le tivù censurate comuniste… Mimunescu!
Mi piacerebbe continuare con altri celebri capolavori del Direttore del Tg1, ma il sorriso lentamente si spegne e nella mia mente un’inquietante domanda sorge:
Che cosa ci avrebbe regalato Mimunescu con un Berlusconi premier e Campione del mondo?
 
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