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Alla scoperta di Turkmenbashi | Alla scoperta di Turkmenbashi |
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| Scritto da Antonio Piccolo | |
| mercoledì 29 novembre 2006 | |
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Era il 1991. Boris Eltsin più o meno diceva così: " la Federazione Russa esce dall'Urss, voi fate quello che volete ". Da quel momento si formarono le piccole satrapie postsovietiche: Nursultan Nazarbayev, kazako, ha realizzato nel suo paese un regime "cleptocratico"; il bielorusso Lukashenko fa chiudere al traffico il centro di Minsk quando ha voglia di pattinare. Poi c'è l' ucraino Kucma, l'uzbeko Karimov, il kirghiso Akayev, ma Saparmurad Nyazov, più semplicemente Turkmenbashi (faro dei turcomanni) è senza dubbio quello più interessante. Esordì promettendo un rocambolesco ingresso del Turkmenistan ("la Svizzera del XXI secolo") nel G8; stabilisce le festività nazionali a seconda dell'umore, ha tenuto aperti i rapporti con i Talebani quando tutto il mondo fuggiva inorridito alla vista dei burqua; ha disseminato il Paese di monumenti e statue d'oro massiccio che raffigurano se stesso
{mosimage} Il migliore di tutti è simile alla torre Eiffel, una specie di meridiana sormontata da un Nyazov d'oro girevole che abbraccia il sole verso cui è sempre rivolto. Merita una menzione anche il gigantesco toro che sconquassa un mappamondo sormontato da un bambino d'oro, a simboleggiare la sopravvivenza del piccolo Nyazov al terremoto del '48 che lo lasciò orfano. "Il sacro Rukhnama del risanatore dell'anima umana Turkmenbashi che indicherà al popolo la giusta via in tutte le situazioni della vita", è il libro di Nyazov, la "Bibbia e il Corano per i Turkmanni". Studiato obbligatoriamente nelle scuole e nelle università, indispensabile nei colloqui di lavoro e anche nella richiesta di un visto di viaggio. In una normale conversazione è segno di buona educazione citarne alcune frasi. Dal 25 agosto 2005 il Rukhnama è persino in orbita attorno alla Terra, dopo essere stato lanciato nello spazio a bordo del missile russo Dniepr. Ha vietato la musica registrata ("Il playback uccide la nostra cultura"), il balletto, l’opera, la barba e i capelli lunghi per gli uomini. Ha imposto una tassa di 50 mila dollari agli stranieri non residenti che vogliono sposare una donna turkmena. Il pane viene chiamato con il nome di sua madre Gurbansoltan. Ha rinominato come Cesare i mesi dell’anno: Gennaio è Turkmenbashi (pseudonimo di Nyazov); Aprile è Gurbansoltan (in onore dell'amatissima madre perduta a causa del terremoto nel '48), Settembre è Rukhnama (la sua opera storico-letterario-filosofica). Gli altri mesi hanno nomi di eroi, re e poeti Turkmanni. Ha intenzione di creare una foresta di cipressi per mitigare il clima torrido della capitale e chiamarla «Foresta millenaria». Mitigare l’arido clima turkmeno è una sorta di chiodo fisso: nel 2001 sono stati avviati i lavori per la creazione di un colossale lago artificiale al centro del deserto del Karakum; nel settembre 2005 l’inizio della costruzione, sempre in pieno deserto, di uno zoo in grado di ospitare 300 specie di animali, pinguini e orsi polari compresi. Al museo nazionale di Ashkabad tutto il primo piano è dedicato al padre del Turkmenistan: foto di Nyazov con Clinton e altri importanti capi di stato; tutti i diplomi, le medaglie e i trionfi conseguiti dal Turkmenbashi. Esiste un solo canale televisivo e che trasmette solo gli incontri e le attività di Nyazov. Si assiste alle riunioni del consiglio dei ministri, con il Turkmenbashi seduto alla fine di un lungo tavolo rettangolare che catechizza i suoi ministri. Oppure mentre falcia il grano in maniche di camicia (questo è un classico!). Sull’angolo inferiore dello schermo è visibile il logo del canale televisivo: il profilo dorato di Nyazov. Il suo volto appare ovunque dalle scatolette di thè alle bottiblie di vodka, anche sui dentifrici... Ora (è qui vi invito ad una maggiore attenzione) è assai facile pensare, soprattutto quando si tratta di queste sperdute langhe dell'Asia centrale, Nyazov alla stregua di un grottesco "Grande Fratello". Da Banana Republic. Eppure... Sotto la sabbia e l'acqua del Caspio c'è molto petrolio ma soprattutto gas naturale, la più grande riserva del pianeta dopo quelle siberiane che sono inaccessibili all'Occidente. Il Turkmenbashi sa molto bene che le potenze straniere lo cercano e firma continuamente trattati commerciali: con compagnie americane, europee e con il Cremlino anche se difficilmente la Russia ha bisogno di comprare gas all'estero. Infatti tramite questi accordi, Putin si garantisce la presenza di piccoli contingenti russi in un territorio affacciato sul Caspio e confinante con Iran e Afghanistan. Sul piano del consenso interno Nyazov rimane tranquillo grazie all'efficienza del suo apparato criminal-poliziesco: ministri e alti funzionari rischiano alla prima incomprensione anni di galera, i partiti di opposizione sono vietati (l'Ocse si è rifiutata di monitorare le ultime elezioni per l'indecenza del meccanismo elettorale); non esiste la libertà di stampa. Tuttavia a rinsaldare la sua leaderschip sono le condizioni di vita della popolazione: un reddito medio superiore a quello degli altri Paesi dell'Asia centrale e del Caucaso; elettricità, acqua, gas e addirittura appartamenti gratis (la gente lascia acceso il fornello per risparmiare i fiammiferi!). Gli investitori stranieri sembrano per ora intimiditi viste le particolarità del leader ma si sà davanti agli “Affari” non si va tanto per il sottile... Il Turkmenistan si profila quindi, come un paese che nello scacchiere politico internazionale avrà, vista la posizione e le illimitate risorse naturali, un ruolo di primo piano in un futuro non molto lontano. Le invenzioni pseudoculturali di Nyazov sono lo sforzo obbligato di costruire un apparato statale in una parte del mondo dove i distretti e le provincie continuano ad avere nomi dal sapore antico come khanato o sultanato. Il Turkmenbashi sembra non preoccuparsi troppo dei sorrisini e delle pernacchie che gli riservano i mass media di tutto il mondo. Forse sa che un leader passata la fase delle pernacchie… |
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