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Zona Rossa all'Orientale | Zona Rossa all'Orientale |
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| Scritto da Guido de Carlo | |
| mercoledì 06 giugno 2007 | |
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{mosimage}Mercoledì 6 giugno avrebbe dovuto tenersi nel cortile di Palazzo Giusso all'Università Orientale di Napoli, la festa di A sinistra in movimento, il collettivo che mette insieme pezzi di movimento, Giovani Comunisti ed altri soggetti della sinistra radicale. Non è stato possibile. Con il pretesto di divergenze politiche riguardo la prossima manifestazione per la visita di Bush a Roma, un gruppetto minoritario facente capo all'area politica del nord-est , nel pomeriggio ha sbarrato agli organizzatori la soglia del portone del palazzo, attraverso metodi di sopraffazione tipici del fare camorristico.
Sono soggetti con i quali abbiamo fatto un pezzo
di strada insieme, che hanno accettato di collaborare in maniera
organica con Rifondazione Comunista nel governo di alcune Municipalità
napoletane. Per questo abbiamo cercato una soluzione pacifica, che
consentisse il normale svolgimento della festa, nell'intento di non
produrre inutili spaccature all'interno del movimento. Tanto più alla
vigilia di un appuntamento così importante come la manifestazione
nazionale di sabato 9 a Roma, in occasione della visita di George W.
Bush. Arrivare ad uno scontro e forzare il blocco sarebbe stato facile.
L'esito scontato, date le forze in campo. Ma il paradigma della
non-violenza non è per noi una carta da giocare ad intermittenza. La
festa è stata, così, allestita all'esterno del Palazzo, nel cortile
antistante. Tuttavia rimane inaccettabile il tentativo di impedire
l'accesso ad uno spazio pubblico, tanto più se si tratta
dell'Università. È una pratica che non può appartenere (non dovrebbe,
almeno) a chi si batte per l'apertura di nuovi spazi sociali, a chi fa
della partecipazione la cifra del proprio agire politico. Mercoledì
sera a Palazzo Giusso si è materializzato lo spettro della zona rossa,
il divieto a praticare i luoghi della politica in forza di un
meccanismo di potere. L'abbiamo combattuta a Napoli, a Genova, a
Rostock, ovunque. Non intendiamo subirla neppure oggi. Evitando lo
scontro abbiamo accettato il peso e la complessità di un soggetto
politico maturo. Ma il tema rimane sul tappeto in tutta la sua
insensatezza: questa volta è proprio una minoranza interna al movimento
che intende restringere il terreno dell'agibilità politica e praticare
l'interdetto come forma politica, arrogandosi il diritto a dare patenti
di legittimità.
Per ciò che ci concerne, nella Napoli asfissiata dalla camorra, dalla
monnezza, dai giochi di un potere sempre più opaco, preferiamo
calibrare la nostra azione politica sulle grandi questioni sociali.
Lasciamo ad altri le beghe di ceto politico condite da una violenza di
sapore machista.
Giovani Comunisti Napoli
Collettivo a Sinistra in Movimento |
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