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Un paradigma delle ecomafie PDF Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Grauso   
mercoledì 27 giugno 2007
{mosimage}Stralci del commento alla relazione della commissione antimafia della XII legislatura a cura della rivista Sisde.
Si deve da subito rilevare che le attività economiche sulle quali il clan maggiormente si concentra lo fanno in qualche maniera assurgere a «paradigma» dell'ecomafia. I due cicli economici tipici dell'ecomafia - cemento e rifiuti - sono infatti sfruttati a fondo e in tutte le direzioni dal clan dei casalesi: l'attività estrattiva, l'edilizia abusiva, lo smaltimento dei rifiuti, sia esso illecito o gestito da imprese in qualche modo comunque riconducibili all'organizzazione criminale.
Il ciclo economico ecomafioso nasce e finisce nell'elemento cava: da qui vengono estratti - direttamente in maniera illecita o comunque da imprese del clan - i materiali inerti per le costruzioni (in gran parte abusive); una volta esaurita l'attività estrattiva nella cava, vengono sepolti in maniera illecita i rifiuti provenienti da tutta Italia. Da questo punto di vista l'emblema dell'attività ecomafiosa è senz'altro l'area di Sant'Angelo in Formis - sequestrata dalla procura di Santa Maria Capua Vetere - dove erano presenti sia i macchinari per l'attività estrattiva (che nel frattempo aveva rotto la falda creando uno dei noti «laghetti»), sia migliaia di tonnellate di rifiuti di ogni tipologia smaltiti ovviamente in maniera illecita.
Una delle costanti dell'azione del clan dei casalesi è quindi l'aggressione e il depauperamento, fino al degrado più estremo, dell'ambiente. Ma se questa è una caratteristica di diversi clan criminali, ciò che rende «paradigmatica» l'azione di questa organizzazione è la sua imprenditorialità. È stato infatti evidenziato alla Commissione che - ad esempio - il mercato del calcestruzzo è sotto il controllo del clan che, con la realizzazione di un consorzio ad hoc, ha di fatto imposto a chiunque volesse operare in tale settore economico l'adesione all'economia criminale […]. L'attività del clan dei casalesi, tuttavia, conferma l'allarme che la Commissione aveva lanciato in occasione del già richiamato forum di Napoli, relativo al salto di qualità che le ecomafie stavano compiendo. I clan criminali non si limitano più al solo smaltimento illecito, ma si trasformano essi stessi in impresa anche nel ciclo dei rifiuti. Non si accontentano più di imporre la «tassa camorra» - cioè una quota percentuale fissa su ogni lira guadagnata dalle aziende nel territorio controllato dall'organizzazione - ma si fanno impresa. Nel settore del calcestruzzo la creazione dei consorzi controllati dalla camorra - come è stato ben delineato alla Commissione - ha portato all'eliminazione della «tassa camorra» ed alla conseguente riduzione del prezzo di questo materiale […].
 
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