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Rapporto di Legambiente sulle Ecomafie PDF Stampa E-mail
Scritto da Guido de Carlo   
giovedì 29 giugno 2006
{mosimage}Dieci milioni di tonnellate di veleni di ogni tipo sversati illegalmente in ogni angolo della regione, 6 mila case abusive costruite in Campania nel solo 2005, più di 3 mila infrazioni accertate, pari a un reato ogni tre ore. Il risultato è un giro d’affari di circa 6 miliardi di euro nelle mani dei 68 clan della camorra che, Casalesi in testa, si spartiscono il territorio, traendo dal business della monnezza e del cemento profitti sempre maggiori. Un quadro desolante, che porta padre Alex Zanotelli, uno dei promotori del Comitato allarme rifiuti tossici, ad invocare l’intervento del genio militare per bonificare i terreni contaminati, "Se alla forza della camorra si può rispondere solo con l’esercito, ben venga".

Non lascia scampo il Rapporto sulle ecomafie 2006 redatto da Legambiente. Per l’undicesimo anno consecutivo tocca alla Campania la maglia nera dell’abusivismo edilizio e degli sversamenti illegali.
Quello del mattone selvaggio è un bubbone che non risparmia, ormai, neppure le aree protette del Vesuvio e del Cilento né tantomeno quelle ad alta vocazione turistica, come la costiera amalfitana, dove nel solo anno passato sono state 550 le opere abusive scoperte e denunciate. E quel che è peggio è che mentre in tutto il resto della penisola si registra una flessione dell’abusivismo edilizio – che negli anni scorsi era stato alimentato dai tanti condoni del governo Berlusconi – la Campania rimane costante.

Ma sono le discariche abusive a destare preoccupazioni ancora maggiori: 60 quelle sequestrate solo nello scorso anno, in gran parte nelle province di Salerno e Caserta; senza contare il triangolo tra Villaricca, Qualiano e Giugliano, una sorta di inceneritore a cielo aperto dove nella più assoluta impunità viene depositato e bruciato di tutto.

Un’impunità allarmante al punto da spingere Legambiente a parlare di una “mattanza ambientale che vede pezzi delle Istituzioni, delle amministrazioni, colluse con la criminalità ambientale, colletti bianchi, imprenditori, camorristi, chimici di turno”.

Un giudizio severo, che peraltro richiama quello già espresso dalla Commissione parlamentare antimafia, secondo cui la Campania è diventata una sorta di laboratorio di accordi e collusioni tra politica, affari e criminalità, una regione in cui il servizio di raccolta e di smaltimento è quasi monopolizzato dalla camorra o da imprenditori contigui ad essa.

Ma pure è un giudizio che implicitamente condanna come fallimentare l’esperienza del Commissariato di governo per l’emergenza rifiuti. Costituita nel 1994, e – salvo ennesima proroga – in carica almeno fino al prossimo 31 gennaio, la struttura retta dall’ex prefetto Catenacci avrebbe dovuto, infatti, districare la complessa matassa dei rapporti tra clan, imprese ed amministrazioni nel settore dello smaltimento dei rifiuti. Si ritrova, invece, a dover gestire l’ennesima emergenza di queste settimane.

“Dopo dodici anni di denunce – è l’amaro commento di Michele Buonuomo, presidente regionale di Legambiente – rischia di venir meno anche quel barlume di speranza che abbiamo contribuito a tenere acceso tra le comunità locali, tra i tantissimi cittadini onesti per nulla disponibili a chinare la testa e tapparsi il naso”.

Duro Tommaso Sodano, presidente della Commissione ambiente del Senato “Legambiente riprende temi che abbiamo affrontati lo scorso anno nella “Commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite connesse” e che dimostrano come il Commissariato di Governo abbia fallito completamente. In quest’ultimo rapporto è indicato chiaramente che la camorra fa ancora affari. Anzi – aggiunge il senatore di Rifondazione – è proprio in crisi come quella di queste settimane che la criminalità si arricchisce maggiormente. È ora di guardare in faccia questo fallimento ed approntare un piano condiviso che ci porti fuori dall’emergenza senza imposizioni alle comunità locali. Non ci si può limitare a prevedere un inceneritore in più o in meno, né pensare di usare sempre la forza.”

 
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