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Il Triangolo della Morte italiano è collegato alla crisi dei rifiuti | Il Triangolo della Morte italiano è collegato alla crisi dei rifiuti |
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| Scritto da Michele Di Meo | |
| domenica 07 gennaio 2007 | |
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{mosimage} Dati certi e rispettabili sono necessari per avere più chiara la portata del fenomeno dei morti ammazzati da cancro delle nostre terre.
Ho recuperato il testo originale del (poco, ndr) celebre articolo di Mazza e Kathryn apparso nel settembre del 2004 sulla massima rivista scientifica mondiale che si occupa oncologia, il Lancet of Oncology. Le considerazioni degli autori non si soffermano n? sui dati della regione Campania, nè del famoso Triangolo della Morte (Nola - Marigliano - Acerra), ma sui dati relativi al territorio che corrisponde al Distretto 73 dell'ASL NA4: stiamo parlando dei comuni di Nola, Casamarciano, Saviano, Liveri, Scisciano, San Paolo Bel Sito, Carbonara di Nola e Visciano. L'ho tradotto in lingua italiana, e lo giro a chi ancora ignora il fatto che qui si muore ammazzati da cancro più che altrove (mi riferisco all'Italia intera), a chi fa finta di ignorare perchè convinto della ineluttabilit? del processo, a chi è scettico rispetto all'importanza del fenomeno dicendosi convinto che i numeri siano tuttosommato nei valori normali, ed all'arrogante che ci ha messo in questo enorme guaio... Qui il testo originale: vi prego di segnalare errori di traduzione. Il Triangolo della Morte italiano ? collegato alla crisi dei rifiuti Kathryn Senior and Alfredo Mazza Nel sud Italia il problema dell?inquinamento ambientale sta raggiungendo proporzioni epiche e sembra essere direttamente collegato all'aumento dell?incidenza dei casi di cancro. Alla fine di giugno del 2004 alcuni dimostranti hanno bloccato i binari dei treni che collegano il sud al nord Italia per protestare contro la riapertura di una discarica già in precedenza dichiarata inagibile. La discarica è stata riaperta dopo che i rifiuti avevano iniziato ad ammassarsi per le strade della Campania, provocando la chiusura delle scuole come misura preventiva per i rischi sulla salute pubblica. La zona di Salerno e Napoli produce una quantità di rifiuti superiore a quella che le discariche e gli inceneritori della regione sono in grado di fronteggiare e smaltire. Allo stesso tempo è la criminalità organizzata ad approfittare della situazione, trasformando le discariche illegali in un'attività remunerativa. Kathryn Senior e Alfredo Mazza esplorantutto ciò sui decessi causati dal cancro nell'area intorno alla città di Nola. {mosimage} Durante questi ultimi cinque anni, l'evoluzione del rifiuti industriali ed urbani si è trasformata per l'Italia in un problema ambientale e politico. Il riciclaggio e l'eliminazione dei rifiuti in modo sicuro e redditizio sono diventati quasi impossibili. L'aumento costante della quantità di rifiuti, sia organici che tossici, produce gravi difficoltà per l'obsolescenza del processo di smaltimento degli impianti. Molte agevolazioni dei processi minori predisposte per la raccolta dei rifiuti di piccole comunità urbane sono state soprafatte dalla spazzatura in eccesso che ricevono dalle altre regioni ancor meno in grado di fare fronte alle proprie necessità. Anche gli impianti moderni possono comportare un rischio per la salute perchè sono diventati deposito di grandi quantità di immondizia non classificata, spiega Alfredo Mazza (Unità di Fisiologia Clinica, Consiglio Nazionale di Ricerca, Pisa, Italia). La necessità di smaltire rifiuti, per almeno gli ultimi 20 anni, ha dato al crimine organizzato della zona l'opportunità di avvantaggiarsi e di depositare rifiuti illegali per fini lucrativi. Molte discariche oggi stanno funzionando alla piena capacità e secondo le regolamentazioni ambientali non potrebbero accettare i rifiuti che ricevono. A causa di questa emergenza, le amministrazioni locali e regionali hanno stanziato risorse finanziarie per programmi di riciclaggio e per la costruzione di impianti tecnologicamente avanzati per lo smaltimento dei rifiuti. Questi fondi, tuttavia, hanno dato alle organizzazioni criminali nuove occasioni per l'esplorazione di attività fraudolente e illegali. Oggi, la differenza fra la gestione legale dei rifiuti e la manipolazione illegale, con riferimento alla loro conformità alla regolamentazione sanitaria, è molto sottile ed i rischi per la salute stanno aumentando, osserva Mazza. La situazione è arrivata all'attenzione della Commissione Europea, che, nel luglio di questo anno, ha trasmesso lettere di allarme in Italia relative a 28 casi di infrazione delle leggi ambientali dell'Unione Europea. Le 5000 discariche illegali o non controllate in Italia sono state già segnalate due volte per aver infranto le Direttive sugli Rischi connessi ai Rifiuti e le Direttive sulle Discariche, e l'UE ora ha deferito l'Italia alla Corte di Giustizia Europea per ulteriori azioni.
Il Riconoscimento dei limiti del problema dei rifiuti ed il tentativo di far rispettare la legislazione e di porre freno alle attività dell'ecomafia per garantire la protezione degli abitanti delle zone interessate è soltanto una parte della questione. Pochi studi sono stati fatti sugli effetti del trattamento dei rifiuti sulla salute umana e valutare l'effetto clinico generale e l'effetto sull'incidenza della mortalità da cancro è probabilmente un'operazione difficile. Negli anni 90, Goldberg e colleghi (Montreal, Canada) indicarono che gli esseri umani che vivevano nelle vicinanze di una discarica comunale di rifiuti solidi a Montreal correvano un elevato rischio di sviluppare il cancro al fegato, ai reni, al pancreas, ed i limfomi non-Hodgkin's (riferimento 1 e 2). Più di recente, altri studi hanno confermato che il fatto di vivere vicino ad un impianto di incenerimento dei rifiuti è associato ad un aumento nell'incidenza del cancro. Comba ed i suoi colleghi hanno riportato che il fatto di risiedere all'interno di un raggio di 2 chilometri da un inceneritore di rifiuti a Mantova, Italia, è stato associato ad un aumento significativo del rischio di sarcomi del tessuto-molle. L'evidenza ha dimostrato il ruolo causale del 2-3-7-8-tetrachlorodibenzo-p-dioxin (riferimento 3).
Stefano Parodi (Sezione di Biostatistica e di Epidemiologia, Direzione Scientifica, Ospedale Pediatrico G.Gaslini, Genova, Italia) e colleghi hanno osservato la mortalità da cancro ai polmoni in due regioni del Nord Italia esposte ad inquinamento ambientale emesso da una centrale elettrica a carbone e da altre fonti industriali, compreso un inceneritore di rifiuti. Nelle donne i risultati hanno indicato un rischio per inquinamento, ma negli uomini i risultati erano confusi dai dati dell'esposizione occupazionale e da una maggiore tendenza al fumo (riferimento 4). Tuttavia, il rischio relativo all'inquinamento osservato nelle donne è un indizio importante che merita ulteriori approfondimenti dal punto di vista epidemiologico, osserva Parodi.
Paolo Vineis, un epidemiologo ambientale (Reparto di Epidemiologia della Sanità Pubblica, Imperial College, Londra, Regno Unito), ha coordinato uno studio sull'inquinamento dell'aria e sul cancro in Europa. Tale studio è stato inserito all'interno della più grande Indagine Europea sul Cancro e sulla Nutrizione (EPIC) - uno studio su più di 500.000 persone di dieci paesi europei è condotto per approfondire il rapporto fra nutrizione, i fattori metabolici e genetici, e cancro. Ora stiamo analizzando i dati, ma ciò che è chiaro è che l'Italia ha una esposizione particolarmente elevata ad all'inquinamento dovuto al traffico, spiega.
Gli studi condotti a Firenze, Pisa, Milano, Roma, Torino ed altre località hanno suggerito una relazione tra l?inquinamento del dell?aria e le condizioni respiratorie dei bambini. Tuttavia, Vineis è daccordo, poca ricerca è stata fatta sulla questione dei rifiuti e della salute. In Italia, specifiche discariche relative ad attività industriali sono state investigate, in particolare quelle di Caffaro a Brescia e della Montedison a Mestre, ma le ricerche non sono pubblicate o sono pubblicate soltanto parzialmente.
{mosimage}Quando le regolamentazioni sono rispettate, dell'influenza delle discariche sulla salute umana un poco si conosce, ma non abbiamo assolutamente nessuna idea degli effetti che le discariche stanno avendo quando queste sono sopraffatte o quando vengono apertamente beffate, osserva Mazza. Sono necessari ed urgentementi studi epidemiologici completi sui possibili nessi la teratogenesi e gli inquinanti da rifiuti, in modo che i risultati possano essere usati per definire le regolamentazioni certe che dovrebbero essere adottate per le discariche contaminate, aggiunge.
Nel frattempo, i dati dal Registro sui Tumori dell'Azienda Sanitaria Locale (ASL) Napoli 4 in Italia sono allarmanti. Il rapporto del Registro del febbraio 2002, ha dimostrato che la mortalità per il cancro al fegato, al colon-retto, per leucemia e per linfomi, era più alto nel Distretto 73 che nel resto della dell'area dell'ASL NA4 (vedere la tabella). Questo Distretto è collocato nella regione orientale della Campania, che ha uno dei peggiori record di attività illegali connesse in Italia all'ambiente, in gran parte dovuto alla Camorra, la mafia locale. La regione, che ha cominciato ad essere conosciuta come il Triangolo della Morte, ha i suoi vertici nelle città di Nola, Marigliano e Acerra (si veda la figura). Tutte e tre sono state degli importanti centri agricoli ma questa parte della Campania è stata usata per così tanto tempo per lo smaltimento illegale di rifiuti da parte dell'ecomafia, che la terra ora è praticamente inservibile. Dati del Corpo Forestale dello Stato riportano l?ammontare totale di rifiuti della regione in 277.500 metri cubi, ma in realtà Mazza ritiene che questa sia appena la punta dell'iceberg. In 250.000 [gli abitanti di questa regione] sono stati esposti ad inquinamento tossico per decadi. Le sostanze inquinanti nell'aria, nell'acqua e nei prodotti agricoli della zona, sono ben al di sopra dei livelli prescritti dalle norme, egli puntualizza.
Mazza nota che i dati relativi all'ASL NA4 mostrano un livello molto alto di cancro al fegato, di leucemia e di linfoma se comparati ai tassi relativi alla Campania ed all'Italia nel suo insieme. Nelle donne, relativamente al cancro al fegato, al cancro del seno, al cancro del sistema nervoso, al cancro della zona colon-retto, alla leucemia ed al linfoma, i valori sono più alti nel Distretto 73 che nel resto dell'ASL NA4.
Mazza è convinto che ci sia un collegamento fra il livello di inquinamento causato da un inadeguato metodo di gestione dei rifiuti e dallo smaltimento illegale e l'alto livello di mortalità da cancro nella regione. Precedentemente, l'Italia ha avuto tassi più alti di incidenza del cancro sulla mortalità nella parte Nord-Centrale del Paese, con tassi più bassi nella zona del Sud. Dagli anni ottanta, migliori diagnosi e migliori trattamenti hanno aumentato la speranza di vita e fatto diminuire la mortalità da cancro (in Italia nel suo complesso). Tuttavia, Mazza sottolinea che questa tendenza generale non si è riscontrata in Campania, specialmente nella regione dell'ASL NA4, dove la mortalità da cancro ha continuato ad aumentare nel periodo tra il 1970 e 1974 e fra il 1995 ed il 2000. Anche se i tassi di mortalità e di incidenza per per la maggior parte dei fenomeni di cancro nella zona intorno a Nola sono generalmente ancora più bassi che nell'Italia del Nord, la tendenza all'aumento sta eliminando questo piccolo divario, e la molto più alta mortalità da cancro al fegato, da leucemia e da linfoma è davvero preoccupante, spiega Mazza.
Tutti sono daccordo che il nesso fra la gestione pericolosa dei rifiuti e la mortalità da cancro ha bisogno di essere analizzata urgentemente. Vineis sollecita alla prudenza nella lettura di questi dati perchè non è dato nessun intervallo di sicurezza. Penso che parecchi modelli epidemiologici potrebbero essere usati per identificare un collegamento tra inquinamento e cancro, per esempio gli studi di monitoraggio. La registrazione dei casi di cancro e l'analisi di una piccola zona siano un primo passo, anche se possono condurre soltanto alla generazione di ipotesi; sarà richiesto un lavoro più confermativo, dice Vineis. Parodi sostiene che l'attività del Registro dei Tumori in Italia dovrebbe essere estesa a livello nazionale, come accade nella maggior parte degli altri paesi del Nord Europa, per incoraggiare sia studi descrittivi che analitici. Ma Mazza pensa che siano indifferibili misure più drastiche. Il diritto alla salute, garantita dal Costituzione italiana, si compromette seriamente nel circondario di Nola. Il Sistema Sanitario Nazionale deve mettere in atto un programma di analisi clinica, chimica, biochimica e genetica per valutare i rischi reali che corrono la gente di questo territorio, sostiene. Mazza suggerisce che sarebbe ragionevole per il governo dichiarasse lo stato di emergenza e, se necessario, mobilitasse le Forze Armate, prima che Nola sia condannata a zona contaminata soffrendone le conseguenze socioeconomiche o persino violente di una popolazione esasperata dalla crisi.
Riferimenti:
(1) Goldberg MS, al-Homsi N, Goule L, Riberdy H. Incidence of cancer among persons living near a municipal solid waste landfill site in Montreal, Quebec. Arch Environ Health 1995; 50: 416'24.
(2) Goldberg MS, Siemiatyck J, DeWar R, et al. Risks of developing cancer relative to living near a municipal solid waste landfill in Montreal, Quebec, Canada. Arch Environ Health 1999; 54: 291'96. (3) Comba P, Ascoli V, Belli S, et al. Risk of soft tissue sarcomas and residence in the neighbourhood of an incinerator of industrial wastes. Occup Environ Med 2003; 60: 680'83. (4) Parodi S, Baldi R, Benco C, et al. Lung cancer mortality in a district of La Spezia (Italy) exposed to air pollution from industrial plants. Tumori 2004; 90: 181'85. |
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