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Caro Bassolino, se un colpevole c'è... | Caro Bassolino, se un colpevole c'è... |
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| Scritto da Gianluca Napolitano | |
| giovedì 24 maggio 2007 | |
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{mosimage}In questi giorni si parla tanto (e con toni straordinariamente allarmistici) dell'emergenza rifiuti in Campania. Pare che la colpa sia dei movimenti, dei cittadini, degli amministratori locali che non vogliono accettare assurde imposizioni dall'alto. E che credono ancora (illusi!) di avere il diritto di trascorrere serenamente e, se possibile anche in salute, le proprie vite. Oggi Liberazione pubblica in prima pagina un intervento di Tommaso Sodano, presidente della commissione Ambiente del Senato, una sorta di lettera aperta ad Antonio Bassolino. Vale la pena di leggerla:
Il presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino, di fronte alla
situazione dei rifiuti in Campania e in seguito alle parole del
presidente Napolitano, ha scaricato la colpa sui sindaci e i cittadini
anti-inceneritori: complimenti. La misura è colma, è arrivata l'ora di
prendere seriamente e serenamente le distanze dal comportamento
dell'amministratore e del politico. O Bassolino accetta di confrontarsi
con noi a partire dalla questione rifiuti sulla realtà della situazione
sia passata che presente che futura, o la nostra collaborazione non
potrà proseguire all'infinito.
Riassumo: Bassolino nella sua intervista a Repubblica ieri affermava
che se la regione si trova sommersa dall'immondizia e strangolata dai
fumi di diossina per gli incendi appiccati da una popolazione
disperata, è colpa di chi si è battuto ad Acerra. Che se ciò è avvenuto
è colpa della cultura delle sinistra, troppo arretrata. Che non si può
pensare che la raccolta differenziata sia sufficiente. Che lui ha fatto
tutto il possibile. Non una sola parola di autocritica. Dimentica che
la tragedia che sta vivendo la Campania da 14 anni, attraverso un
perdurante ed umiliante commissariamento che ha visto coinvolti tre
commissari straordinari - presidenti della Regione (Rastrelli, Losco e
lo stesso Bassolino) e due esterni (il prefetto Catenacci e Bertolaso,
capo della Protezione Civile) passa per gli interessi della criminalità
organizzata, per l'utopia del "tutto in discarica" degli anni '90, per
quella del "tutto all'incenerimento" del vecchio piano regionale
rifiuti predisposto da Rastrelli e sostenuto acriticamente da
Bassolino. Senza vie intermedie, senza che sia mai davvero partita una
seria raccolta differenziata e in presenza di impianti industriali
vecchi, obsoleti, non funzionanti. Le utopie sono continuate negli
anni, visto che le gestioni commissariali hanno perseguito tutte il
piano rifiuti originale, senza prendersi mai la responsabilità di
operare varianti che avrebbero potuto davvero risolvere il problema. La
Campania è rimasta confinata nella trappola di fondi che arrivavano da
Roma, usati a pioggia per fare spazio in discariche esaurite o per
fingere di riparare impianti per CDR che hanno continuato a produrre
ecoballe che non sono altro che rifiuti impacchettati. Soldi spesi per
consulenze dorate che forniranno soluzioni giuste che però non saranno
applicate.
Ma perché la Campania non impara dal passato? La politica regionale e
nazionale si interroga su come risolvere il problema, nonostante appaia
chiaro che sia seppellire i rifiuti in discarica, sia l'incenerirli
sono imprese costose e rischiose, non solo dal punto di vista della
sicurezza e della salute, ma anche da quello dell'infiltrazione
camorristica negli appalti. Eppure in altre zone d'Italia si manda in
discarica solo il 35% - 40% dei rifiuti solo applicando alla lettera il
vecchio decreto Ronchi. Perché tutto ciò non si è riusciti ad
applicarlo in Campania? Come mai il gran parlare di legalità nel nostro
paese riguarda solo certe trasgressioni e non altre? Forse che quella
legalità non vale per la Campania? Non si rispetta la legge e l'effetto
è quello di generare un'emergenza rifiuti che è copertura e
mimetizzazione per il traffico illecito di rifiuti tossici, di cui la
Campania è il terminale. Infatti, nonostante sin dal decreto Ronchi di
10 anni fa, si sia sancito in Italia l'uso delle cosiddette "quattro
erre" (riduzione, riutilizzo, riciclo, recupero), in Campania si è
continuato a cercare di aprire discariche che andavano invece
bonificate, con i politici fautori della "modernità" che chiedevano i
termovalorizzatori, senza sapere niente delle tecnologie di trattamento
dei rifiuti e senza neanche porsi l'obiettivo di avere impianti che
utilizzino tecnologie avanzate e meno inquinanti. Non credo di aver mai
visto una ordinanza commissariale volta a ridurre i rifiuti
all'origine, a differenziare la raccolta. Non c'è in Campania, regione
con forte vocazione agricola, un solo impianto per il compostaggio dei
rifiuti.
Cosa faceva Bassolino mentre accadeva tutto questo? La risposta è:
lasciava che tutto ciò accadesse. Per la differenziata non ha mosso un
dito e altrettanto ha fatto la Iervolino: tanto che Napoli oggi
raccoglie in modo differenziato una percentuale inferiore al passato. E
così, mentre noi responsabilmente diciamo sì alle discariche per
togliere l'immondizia dalle strade, lui si finge la vittima della
situazione e scarica tutto su sindaci e cittadini: di nuovo,
complimenti.
Tommaso Sodano, Presidente Commissione Ambiente al Senato
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