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Stop precarietà , qualcosa di sinistra PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianluca Napolitano   
mercoledì 08 novembre 2006
Duecentomila persone hanno sfilato in corteo sabato a Roma, da piazza della Repubblica a piazza Navona. Qualcosa di sinistra. Un corteo coloratissimo, lunghissimo e molto partecipato.
Una protesta forte, massiccia, pacifica, contro le politiche del lavoro degli ultimi governi che hanno esteso la piaga del precariato, cioè delle nuove feroci forme di sfruttamento del lavoro. Nel corteo i giovani erano la maggioranza, simbolo di una generazione che torna a reclamare con forza diritti sociali e garanzie di reddito.
Sul piano delle organizzazioni, le presenze pi? forti erano quattro: Rifondazione comunista, la Fiom, l'Arci e i Cobas. Le assenze pi? rilevanti erano sicuramente quelle di Fassino e Rutelli (cio? Ds e Margherita) e quella di Epifani, cio? della Cgil (esclusi, appunto, i metalmeccanici della Fiom).
Una manifestazione n? contro n? a favore del governo, questo si ? detto e stradetto. La rappresentazione di un progetto alternativo di societ?, di un'idea "altra" della politica. Non la pericolosa e antiquata rappresentazione della democrazia come semplice "delega": un voto ogni cinque anni e "se la sbrighino lorsignori".
"La democrazia evocata nel corteo - cito testualmente l'editoriale di Campetti sul manifesto - ? qualcosa di pi? complesso, offre idee e partecipazione, vede nel conflitto sociale democratico un motore nel cambiamento. Sbaglia chi intrepreta questa protesta sociale come un problema invece che come una risorsa".
In tantissimi hanno sfilato contro la precariet? e per la conquista di nuovi diritti e tutele per tutti, fuori da ogni logica strettamente partitica o politicista. E scusateci se ? poco. In piazza, prima ancora che le sigle promotrici, c'erano le persono che subiscono ogni giorno le conseguenze delle politiche liberiste: i precari che lavorano nelle fabbriche, nelle scuole, nei call center, nella pubblica amministrazione, nelle redazioni, negli ospedali.
In testa al corteo, tra Franco Giordano, Gianni Rinaldini, Paolo Beni, Piero Bernocchi, Giorgio Cremaschi, c'erano i futuri precari, cio? gli studenti. E poi chi ha un lavoro a tempo indeterminato ma comunque ? ricattato e precarizzato, alla catena di montaggio della Fiat, alle Poste, alle Ferrovie o alla Telecom.
E poi i migranti, che vivono sulla loro pelle tutti gli aspetti peggiori della precariet?, clandestini o con permesso di soggiorno poco cambia, che chiedono diritto di cittadinanza e dignit?. Senza dimenticare quelli di Action, che da anni lottano per il diritto alla casa contro sfratti, vendite all'asta delle case popolari e cartolarizzazioni, o quelli che gridavano:"Ocalan libero!". (Ma chiss? che fine ha fatto...in quale sperduta prigione turca sar? rinchiuso il leader curdo?).
Una grande giornata, tanta gente, "199.997 in piazza. Mancavano Fassino, Rutelli ed Epifani", titolava Liberazione ironicamente, domenica. "Posti in piedi" a tutta pagina, il Manifesto. Numerosi i giornalisti di tutte le testate e cameraman di ogni rete tv, separati di fatto dalla folla, quasi in disparte. Di qua il corteo, di l? il gruppo della stampa. Un drappello insediatosi fra lo striscione di apertura della manifestazione e le fila di poliziotti che fanno da battistrada.
Tra slogan, musica e rumori assordanti, i cronisti a ripetere ossessivamente le domande che poi hanno riempito gli editoriali di molti quotidiani: si pu? stare al governo e in piazza?, che senso ha una manifestazione di protesta coi sottosegretari?, e via discorrendo.
Come se un partito al governo, o ? sempre e comunque di governo, o non ?. Come se ascoltare il grido di dolore di una parte importante del Paese non sia compito della sinistra, anche se al governo (anzi non dovrebbe essere uno stimolo maggiore?).
Come se stare al governo non fosse un mezzo, ma il fine di tutto.
Una bella manifestazione, oltre che una prova di democrazia ed autonomia, che ha riportato la politica nelle strade della capitale e, speriamo, il tema della precariet? al centro dell'agenda politica.
Ora il governo e la maggioranza dovranno dare risposte concrete, noi non smetteremo di chiederle.
 
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