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Scritto da Michele Di Meo   
mercoledì 18 ottobre 2006
Caro Roberto,
desideriamo esprimerti la nostra sincera solidarietà per gli spiacevoli episodi che ti sono capitati dopo la pubblicazione di Gomorra.
Hai avuto un grande coraggio che purtroppo manca a tante, troppe persone; ma il tuo coraggio sta dando dei frutti che non sono solo negativi. Molti ti accusano di parlare male della tua terra natale, ma chi ha un po' di coscienza civile sa che tu hai fatto esattamente l'opposto: hai dato un po' di onore ad un territorio devastato da quel gran fenomeno sociale che è la Camorra.
{mosimage}Chi vive a contatto con la Camorra si adatta all'inadattabile e spesso senza rendersene conto legittima indirettamente determinati comportamenti! Il tuo libro ha dato fastidio a quelle persone che sono potenti grazie al silenzio della ragione.
Spesso si dà la colpa alla criminalità organizzata, alla camorra, al boss di quartiere e a volte di strada, ma è ora di farsi un esame di coscienza perché il grado di civiltà di un territorio si vede innanzitutto dalle piccole cose.
Hai risvegliato le coscienze di tante persone, ci hai fatto capire che l'equazione Camorra=Boss è errata, perché quando si parla di Camorra ci si deve riferire a tutti coloro che legittimano questo Sistema e fanno sì che si radichi ben bene nel tessuto sociale del territorio.
A questo punto ci domandiamo a cosa servano tutti questi convegni in pompa magna, a cosa serve aumentare il numero delle forze di polizia, a cosa serve discutere ancora di ciò se non cambia la mentalità della stragrande maggioranza delle persone che vivono qui?
Ci ha colpito in modo particolare la lettera di un bambino che hai pubblicato e che vogliamo riproporre: "Tutti quelli che conosco o sono morti o sono in galera. Io voglio diventare un boss. Voglio avere supermercati, negozi, fabbriche, voglio avere donne. Voglio tre macchine, voglio che quando entro in un negozio mi devono rispettare, voglio avere magazzini in tutto il mondo. E poi voglio morire. Ma come muore uno vero, uno che comanda veramente. Voglio morire ammazzato".
La camorra ti ha indicato come il colpevole, perché stai commettendo uno degli "errori" più gravi che si possano compiere nell'agro aversano. Attraverso Gomorra ti sei permesso di spiegare tutti i suoi meccanismi, di spiegare il suo radicamento nella nostra società, di fare nomi e cognomi. Il vile attacco intimidatorio che la camorra ha perpetrato nei tuoi confronti, all'indomani del tuo intervento nella piazza principale di Casal di Principe, preoccupa tutti, in modo particolare i giovani.
Hai utilizzato nel migliore dei modi il diritto d'espressione e d'informazione sancito dall'articolo 21 della nostra Costituzione, un diritto che nessuno può negarci.
Puoi stare certo che non ti abbandoniamo e che ti siamo accanto.
 
Tommaso, Emiliana, Paolo, Alessandro.
 
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