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Quando l'esercito è uno slogan, e quando no PDF Stampa E-mail
Scritto da Guido de Carlo   
lunedì 20 novembre 2006
In principio fu Alfredo Mazza. Segnalò dalle colonne del Lancet of Oncology il disastro del triangolo della morte compreso tra Acerra, Marigliano e Nola. Nessuna novità, ma fece scalpore il suo accorato invito ad inviare l'esercito a presidiare quelle terre. Da allora ha ripreso vigore il mai estinto partito del milite ambientalista, invocante l'occupazione militare per risolvere l'emergenza ambientale in Campania. Pensiero all'apparenza trascinante, nella sostanza spesso pretestuoso, ha avuta la fortuna di convogliare attorno a sè numerosi e variegati sostenitori, di disomogenea cultura e consapevolezza. L'ultimo è Felice Napolitano, sindaco di Nola, che nel suo intervento dal palco della manifestazione dello scorso 11 novembre, ha invocato l'intervento dell'esercito addirittura per raccogliere la mondezza dalle strade. Una boutade, dicono i suoi sostenitori, una sonora sciocchezza per i soliti incontentabili; in ogni caso capace di guadagnarsi l'attenzione della stampa a detrimento delle parole d'ordine del comitato organizzatore che promuovevano, invece, la bonifica, la raccolta differenziata e la chiusura definitiva della discarica di Tufino, Paenzano 2.

Esercito sembra essere una parola magica. La si lancia ogni volta che non si sa che pesci prendere in qualsivoglia situazione apparentemente inestricabile. Il fatto ? che raramente le situazioni sono realmente inestricabili; più spesso conviene che lo siano.
E' allora che le imbelli masse civili cercano tempra e vigore nel fiero esempio marziale, sorde ad ogni logica, e cieche alle reali motivazioni di fondo. Felice Napolitano, sindaco di Nola dal giugno 2004, un giorno si sveglia e chiede l'esercito. Poco importa che oggi non la raccolta sia il problema, ma piuttosto i tempi tecnici rappresentati dall'avere un unico sito in cui sversare i rifiuti (come testimoniano le file di camion in coda per accedere alla discarica di Pianodardine, a Villaricca). Forse, però, il primo cittadino pensava di beneficiare delle aree dell'ex Staveco ora polo di mantenimento pesante sud di Nola. Forse il ministro Parisi gli è apparso in sonno. Forse.
E poco importa pure che uomini e mezzi per fronteggiare la raccolta nell'agro nolano ve ne siano a iosa, e soprattutto che alla società di raccolta e conferimento dei RSU, Campania Felix, di cui il Comune di Nola è principale azionista, manchino piuttosto i fondi per continuare a svolgere il servizio.

Domenico Pirozzi, l'ultimo presidente, ha lasciato a metà dello scorso ottobre, dopo nemmeno due mesi, perchè impossibilitato a continuare in una struttura sull'orlo del collasso a cui il Comune di Nola deve quasi la met? dei due milioni e mezzo di euro di cui l'azienda vanta credito.
Chi oserebbe mettere in dubbio la buona volont? di un'Amministrazione che chiede misure tanto drastiche.

I militari. Si, coi bazooka.
Chissenefrega, poi, se l'assessore all'Ambiente, in piena emergenza, si accorge di non aver mai individuato un sito da trasformare in un'area di stoccaggio nei momenti acuti. Abbiamo Piazza d'Armi, basta e avanza. E niente di strano se il Nolaexpo raccoglie gente e mondezza a poche decine di metri. The show must go on. Al limite il sito di stoccaggio che ci serve lo cercheremo quando avremo l'acqua alla gola, e pazienza se lo pagheremo qualche euro di troppo a qualche amico fidato. D'altronde non possiamo mica espropriarlo per il bene comune, ricorrendo a metodi bolscevichi.

All'armi. All'urne! Il richiamo all'esercito è diventato lo sport nazionale quando si vuol buttare fumo negli occhi.
Almeno il caro Mazza invocava l'esercito con qualche cognizione di causa. Perchè truppe a presidiare vicoli e incroci delle città non servono a niente, e men che meno servono con una vanga in mano e la schiena curva sui sacchetti. Ma di esercito nelle campagne di Nola, di Acerra, di Piazzolla e di Cancello (solo per restare dalle nostre parti) forse potremmo cominciare a parlarne in modo serio.
E magari anche per Villaricca, dove le popolazioni locali, dopo aver subito la nuova megadiscarica, la scorsa settimana hanno espresso il proprio timore perchè non sanno cosa viene sversato là dentro. Brutto segno. Ricorda la pessima esperienza di Paenzano 2 a Tufino: mondezza legale sopra cumuli di rifiuti tossici, coperti à jamais.
E sempre da queste parti si potrebbe pensare di piazzare l'esercito magari all'uscita delle cave di estrazione di materiale edile. Quella del Gruppo Marinelli a Casamarciano, per esempio, che è stata oggetto di informativa antimafia da parte della prefettura di Napoli. Là e altrove sarebbe bene verficare cosa entra e cosa esce, e chi ci lavora, le norme di sicurezza e magari se finalmente hanno perduto il viziaccio di usare tritolo per staccare il materiale dal corpo sfinito della collina.

L'esercito. Così si, magari avrebbe un senso. E pure la finanza.
Perchè siamo in emergenza, ed in emergenza la camorra fa affari d'oro, come richiamato per l'ennesima volta dal senatore del PRC Sodano, in un'intervista rilasciata la scorsa settimana a Panorama. Impossibile per ora quantificare, ma in ogni fase acuta vanno a farsi benedire quei pochi controlli che dovrebbero garantirci dall'influenza dei clan e che invece sono puntualmente bypassati in nome dell'urgenza. Chiunque abbia una piazzola da mettere a disposizione, uno scarrabile provvidenzialmente vuoto, una pala meccanica o un gruppetto di operai in nero da dedicare all'emergenza è benvenuto nel grande affare della mondezza connection. Il certificato antimafia può lasciarlo a casa, nessuno glielo chiederà.

 
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