Password dimenticata?
  • Increase font size
  • Decrease font size
  • Default font size
Member Area

Cafè Rosso

domenica
18
mag
Prima Pagina arrow Archivio Notizie arrow La diseguaglianza è la base della libertà?
La diseguaglianza è la base della libertà? PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianluca Napolitano   
mercoledì 27 settembre 2006
Il direttore di Liberazione, Piero Sansonetti, risponde alla consueta (e sempre meno digeribile) articolessa domenicale di Eugenio Scalfari su Repubblica.
Eugenio Scalfari sostiene che il mondo è fatto così e tu non puoi farci niente. Ha scritto un articolo importante, domenica, su Repubblica, interamente dedicato a Fausto Bertinotti. Un articolo molto critico verso Bertinotti e il suo punto di vista "egualitario". In questo articolo Scalfari sostiene essenzialmente tre tesi. La prima è che le diseguaglianze sono una parte fondamentale della natura umana - anzi della natura del vivente- e che non si possono cancellare, non si devono cancellare, sono una ricchezza. Il capitalismo - sistema politico basato sulla centralità del capitale - può essere corretto e modificato ma non sostituito o criticato radicalmente, perchè comunque il capitale resta il pilastro della produzione e della società moderna.

La seconda tesi di Scalfari è che Rifondazione comunista, essendo entrata al governo, ha accettato di far parte della classe dirigente di questo paese e di conseguenza deve rinunciare al suo pensiero antagonista e anticapitalista.

La terza tesi è che non compete al presidente della Camera far politica e dunque non è suo compito esprimersi su varie questioni che poi possono diventare oggetto dell'attività parlamentare.

Ci interessano molto le prime due affermazioni di Scalfari. La prima perchè riassume in modo molto chiaro, e con la semplicità convincente che sempre Scalfari sa dare ai suoi articoli, la sostanza del pensiero riformista, cioè delle idee politiche che sono - probabilmente - alla base della formazione del futuro partito democratico.

Scalfari dice che la diseguaglianza è il motore dell'attività umana, e che cancellarla è possibile solo rinunciando alla libertà. Rendere gli essere umani uguali vuol dire negargli il diritto a competere e a superarsi, e dunque reprimere la chiave di tutte le libertà. Le libertà non sono - come io penso - il diritto a liberarsi del potere, ma sono, al contrario, il diritto a esercitare il potere. Il problema - dice Scalfari - non è quello di cancellare le diseguaglianze ma quello di difenderle rendendole però politicamente sopportabili. E per fare questo occorre il riformismo. Perchè oggi le diseguglianze sono poco sopportabili? Perchè la globalizzazione - avvicinando gli spazi, i tempi e le possibilità di informazione - le ha rese più vistose. Terribilmente vistose. Questo aspetto della globalizzazione rende urgente l'azione dei riformisti, perchè solo i riformisti hanno le carte in regola per modificare il capitalismo, facendolo diventare meno aggressivo e prevedendo forme ragionevoli di redistribuzione delle ricchezze eccedenti.

Io credo che il difetto fondamentale di questa analisi stia nei tempi. Il ragionamento di Scalfari è esattamente quello che nei primi anni '90 diede il via al clintonismo e cioè a quel fenomeno nato in America e che poi si diffuse in Europa (traducendosi in blairismo, dalemismo, prodismo, shroederismo, jospenismo ecc.). Era una teoria molto suggestiva, forte. Diceva che da un rafforzamento del capitale e della sua concentrazione nell'occidente sarebbe nata - caduto il comunismo e indebolita la vecchia socialdemocrazia - una stagione di grande sviluppo, e lo sviluppo avrebbe creato grande ricchezza e la ricchezza eccedente avrebbe permesso all?occidente di occuparsi della lotta alla povertà. Sulla base di questa teoria, l'Onu - non un intellettualino di passaggio ma il più importante consesso internazionale - alla fine degli anni '90 scrisse un programma di lotta alla povertà che prevedeva enormi successi in 15 anni.

Quel disegno clintoniano però fallì. Oggi l'Onu ammette di avere sbagliato tutte le analisi e tutti i calcoli: la globalizzazione stava accentuando e non attenuando le ingiustizie. Questo giudizio lo hanno espresso anche grandi economisti riformisti (cito per tutti il nome di uno che scrive spesso su Repubblica: Stiglitz, premio nobel, kennediano, clintoniano, ex vicepresidente della banca Mondiale). Non capisco come Scalfari possa non tenerne conto. Fu lo stesso Clinton, nel 2000, ad ammetterlo. Disse, in un intervista a Le Monde: "Credevamo che la globalizzazione fosse la soluzione dei problemi, invece la globalizzazione era il problema".

La globalizzazione non è solo quel fenomeno di "avvicinamento" dei tempi e degli spazi di cui parla Scalfari: è un processo di accentramento delle risorse e del potere politico-economico in occidente, con conseguenze di impoverimento del mondo povero e di aumento delle diseguaglianze di proporzioni bibliche. In pochi anni la distanza tra paesi poveri e ricchi (e tra ceti poveri e ricchi) è aumentata dalle 10 alle cento volte (in alcuni casi anche molto di più).

Il riformismo di fronte a tutto questo è rimasto senza fiato, senza idee, perchè aveva commesso l'errore storico di credere nella bontà della globalizzazione. E si è rinsecchito. Trasformandosi - dove ha resistito nella vecchia versione - nel blairismo, che è la versione misera e di destra del clintonismo, e trovandosi negli altri paesi alla ricerca, un pò a tentoni di nuove, strade.

Qui da noi la novità è stata questa. Il vecchio riformismo ulivista ha cercato uno sbocco a sinistra, trovando un accordo con Rifondazione, cioè con l'unico partito politico che era rimasto fuori dall'ubriacatura del pensiero unico e del riformismo anni '90. Come si può pensare che questo accordo, e la nascita dellìUnione, possa risolversi in una sorta di capitolazione da parte della sinistra radicale?

Molti osservatori continuano a stupirsi - non solo Scalfari - per questa attitudine di Rifondazione a partecipare al governo senza rinunciare alla sua capacità di analisi e alla sua identità. Ma questa non solo è la forza di Rifondazione: è la forza dell'Unione, perchè è la garanzia, per l'alleanza di centrosinistra, di non ricadere nel circolo chiuso di pensiero che l'aveva schiacciata sulle posizioni della destra, portando alla vittoria dei conservatori (Bush, Berlusconi, Chirac ecc.).
 
< Prec.   Pros. >

Prossimi Eventi

Non ci sono eventi in calendario..
Aggiungi un nuovo evento..

Segnalibri

 
 

Appello per la Giustizia - Per De Magistris
Forza Clementina

My Google Pagerank


Cafè Rosso cerca collaboratori: invia la tua adesione alla redazione !