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Elettronoir - Dal fronte dei colpevoli PDF Stampa E-mail
Scritto da Federico Simonetti   
martedì 20 giugno 2006
elettronoir.jpg
Prima di ascoltare quest'album hai davanti un'orizzonte martoriato: quello di un Paese artisticamente fermo al palo da ormai più di dieci anni. Fermo da quel mitico 1996, quando uscirono - per intenderci - perle del calibro di "Anime Salve" di De Andrè e Fossati e "Hai paura del buio?" degli Afterhours, "Linea Gotica" del benemerito CSI.
Un'orizzonte che non vede svettare nessuno e niente nel panorama del rock alternativo: troppi i "traditori" del genere o dello spirito (Carmen Consoli ed i Subsonica su tutti); troppi pochi - ma molto combattivi - quelli che dell'italianità si fregiano e riescono a soddisfarci con gusto.
Tra questi ultimi si vedono però troppo spesso le stesse facce - belle facce, per carità - ma un po' vecchiotte. 
E richiamarci a belle esperienze come Giardini di Mirò e Larsen purtroppo non ci soddisfa: troppo è il loro richiamo a suoni d'oltralpe.
Possibile che oggi non ci sia nessuno così pazzo da riprendere il discorso che la musica italiana ha lasciato interrotto negli anni '70, una musica che sia gradevole, ma allo stesso tempo si riallacci alle particolarità musicali della nostra tradizione, pur rimanendo di qualità, senza scadere nel ridicolo pop commerciale?
Bèh, a quanto pare sì, e lo dimostrano in modo particolare 3 gruppi: i Baustelle, verso cui ormai tutti sprecano lodi per il loro meraviglioso "La malavita" che trasuda milanesità da ogni poro; gli Offlaga Disco Pax che si distinguono per un brillante socialismo tascabile e sono "comunisti" tanto quanto sono emiliani; infine questi Elettronoir, il cui album d'esordio brillantemente autoprodotto si distingue tra i migliori alfieri di quel sottobosco indie ed underground che in Italia nessuno vede o vuol vedere. 
L'album si apre con la registrazione una voce mesta ed un cantodelicato, come svegliarci da un sogno troppo roseo: "La dolce vita" èuna carezza languida, che ci prepara a ciò che stiamo per ascoltare. Larabbia non è ignorata da queste note, ma è come venata dirassegnazione. "Nero, Zero" è in bilico tra un ritmo progressivo e unavoce maschile che si ispira a turno tanto a Mia Martini quanto PattyPravo, il tutto accompagnato da un sottofondo musicale quasi perso travoce e ritmo. Più o meno senza soluzione di continuità arriva "L'ultimavolta" ed i testi cominciano ad intrecciare storie che si concludono inuna.
Tra una registrazione e l'altra arriva - come un pugno in faccia -il meraviglioso post-rock di "Il dovere di reprimere" dove la musicaaccompagna la voce di Gian Maria Volontè in "Indagine su un cittadinoal di sopra di ogni sospetto", pezzo che da solo vale l'acquisto del CD(del resto costa solo € 8,00!). Continuando ad intrecciare note, ritmi estorie, gli Elettronoir ci conducono per mano a ripercorrere i lorosuoni e atmosfere che si confondono così brillantemente coi nostri: e"Monaco '77" a produrre diamanti, con la bellissima irruzione di unavoce femminile che canta quasi pregando, dopo i sussurri iniziali. Inbreve - forse troppo in breve - si raggiunge la fine. Eccoci dinanzi a"La pelle", forse la canzone più difficile di tutto l'album, un po' ala Baustelle, se vogliamo: una ballad che potrebbe essere statapartorita dai The Liars, se fossero nati e vissuti a Roma. 
In breve: "Dal fronte dei colpevoli" ripercorre le migliori stagionidella nostra tradizione rock, stazionando molto negli anni '70 marimanendo anche saldamente nel presente. Le ingenuità in fase diregistrazione non mancano di certo, e la coesione del tutto paga forsenelle incertezze della voce maschile, spesso in difficoltà anche neipunti dove tali difficoltà sono cercate. Ecco, forse - a voler cercareproprio il pelo nell'uovo - il limite di questo lavoro è che rischia atratti di risultare manierista. Ma è un rischio che sinceramente misento di farvi correre, perchè la profondità e freschezza di questolavoro bilancia perfettamente i rischi.

 

Gli elettronoir saranno a Napoli il 24 giugno. Per maggiori informazioni www.elettronoir.it

 
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