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Elegia in margine dell'11 novembre PDF Stampa E-mail
Scritto da Guido de Carlo   
lunedì 13 novembre 2006
Noi che ci vogliamo così bene, che ci amiamo e ci siamo piaciuti, che ci è sembrato di essere vivi e forti, ieri tra le migliaia di giovani a rivendicare un futuro per questa terra. Noi adesso fermiamoci a guardare, voltiamoci solo un momento e tiriamo una riga sotto: vediamo la somma e pesiamo se ci piace. E misuriamo i metri di un percorso intrapreso, che per qualcuno non sono che centimetri, ma sempre meglio di chi sta fermo e guarda. Antica arte.
{mosimage}E riscopriamo la coerenza di quel percorso, che mette al centro temi al di fuori dell’agenda, ai margini di una polis allo sbando. E lo fa in modo rozzo e controverso, imbarca puttane e restituisce loro la verginità, permettendo che belino come pecore al macello da un palco che era allestito per noi: non avremmo voluto, ma non abbiamo potuto fermare quello sconcio. Nessuno però lo liquidi come una debolezza: se vogliamo quel palco lo rendiamo impraticabile. Ci vuol poco, meno di un soffio.
Perché c’è un tempo per cucire e un tempo per stracciare. Abbiamo cucito. Stracceremo. E cuciremo ancora. Mai sull’onda di un’emozione, mai neppure per tattica. Guardiamo la luna, il dito lo lasciamo volentieri ad altri.
C’è una terra avara, stanca, spogliata. Nichilista. Le restituiamo voce. Ad ogni costo.
E nel farlo mettiamo al bando santoni, patrioti, trafficoni, sindaci e profeti. Lasciamo loro la ribalta, se questo li acquieta. È una nostra proprietà anche quella, la rivendicheremo a tempo debito.
Ora costruiamo lo spazio nuovo, penseremo poi ad attraversarlo in modo appropriato. Verranno fasi nuove, se sapremo farle venire, e difenderle, e dare loro spazio: allora separeremo il grano dal loglio, sul terremo della battaglia politica.
Chi sa guardare più in la del proprio naso difenda noi, e a noi dia spazio e con noi lo occupi.
Chi no, combatta la sua battaglia antica, qualcuno onestamente come sa, altri disonestamente come sono, per vezzo intellettuale o per interesse privato. E stia a guardare il nostro turno, mentre ci proviamo ad incidere in questa ferita lercia che chiamano Nola.
 
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