Archivio Notizie
Casa Matta | Casa Matta |
|
|
|
| Scritto da Guido de Carlo | |
| venerdì 22 settembre 2006 | |
|
A Nola l’ultima casa a sinistra ha chiuso. Da giugno quella in via Pompeo Fellecchia non è più la sede del Circolo del Partito della Rifondazione Comunista. La serranda è calata poco per volta, fintanto che non è stato più possibile entrare. Abbiamo avuto tempo per cercare una soluzione ma, almeno per ora, non l’abbiamo trovata. La faccenda rimane tuttavia sul tavolo e pretende un epilogo felice.
{mosimage} Non è necessario, spero, aprire qui un dibattito sul perché un partito, ed il nostro in particolare, non possa fare a meno di una sede: il luogo fisico dove tesi ed antitesi trovino una proiezione materiale ed ostensiva della testimonianza ideale finalmente consustanziata in un corpo – individuale o collettivo che sia – capace, esso, di condensare nell’atto politico l’essenza progressiva della sintesi. E dove si possa giocare a Risiko e farsi una canna in santa pace. Una sede urge. Punto. Con ciò non faccio un appello, né propongo una gara di solidarietà, né tantomeno batto le campane a morto. Queste poche righe sono poco meno di una notifica in via extragiudiziale, un memorandum per chi si fosse distratto, un atto dovuto. Ma più di tutto sono una chiamata di correo per tutti quelli che hanno ancora la presunzione di definirsi comunisti. E rifondaroli. A Nola. Coi tempi che corrono. Una chiamata perché tutti i compagni e tutte le compagne battano il proprio colpo, e lo battano forte e chiaro. Perché tanto si è discusso e ancora si dovrà discutere, ma è tempo di un impegno concreto. Intellettuale e materiale. Se ne lavi le mani chi crede, ma risparmiamoci equivoci e sciatterie intellettuali. Per tutti noialtri: pensare, cercare, proporre. Da questo portale, dalla strada, dal telefono o dal citofono. Fate vobis. La campagna per il tesseramento dello scorso anno invitava golosa “porta la tua intelligenza”. Cari compagni, è ora. Pianse, pianse la casa notte e giorno, gemette con i ragni, socchiusa, si sgranò dai suoi occhi neri, e ora d'improvviso la ritorniam viva, la popoliamo e non ci riconosce: deve fiorire, e non si ricorda. Pablo Neruda |
| < Prec. | Pros. > |
|---|
Cafè Rosso cerca collaboratori: invia la tua adesione alla redazione !